«Tutto bene, ragazzi?» È una delle frasi che porteremo a casa dalla Tanzania. John ce lo chiedeva spesso, con quel sorriso che non lo ha praticamente mai abbandonato durante i nostri cinque giorni insieme. Una frase semplice, diventata la colonna sonora del nostro safari.
Per cinque giorni abbiamo attraversato alcuni degli scenari più incredibili della Tanzania: il Serengeti, il cratere di Ngorongoro e il Tarangire.
Ad accompagnarci John, 28 anni, di Sakina, quartiere di Arusha, papà orgoglioso di un bambino di dieci mesi. Gentile, simpatico, attento e sempre sorridente, parla e comprende bene l'italiano e questo ha fatto davvero la differenza: abbiamo potuto fare domande, scherzare e conoscere, attraverso i suoi racconti, non solo gli animali e la natura, ma anche qualcosa della vita e della cultura della Tanzania.
Ogni nostra richiesta di fermare la jeep per osservare meglio un animale o scattare una fotografia è stata esaudita, sempre senza fretta. Abbiamo assistito a scene indimenticabili: leoni e leonesse intenti a dividersi un bufalo, mentre avvoltoi e iene aspettavano il loro turno; un rinoceronte alla ricerca di cibo, elefanti imponenti ed elegantissime giraffe che attraversavano lentamente la savana.
John ci ha sempre lasciato il tempo di vivere ogni incontro: ci fermavamo, osservavamo e aspettavamo. Perché il safari è anche questo: lasciare che sia la natura a decidere cosa mostrarti.
Tra i lodge, quello che ci è rimasto maggiormente nel cuore è stato il ***, perfetto per chi, come noi, ama il contatto diretto con la natura. Per spostarci dalla nostra tenda chiamavamo con il walkie-talkie una guardia che veniva a scortarci: lì capisci davvero che sei tu ad essere ospite nel territorio degli animali.
E poi arrivava la notte. Sdraiati nella nostra tenda, nel buio, ascoltavamo i versi degli animali intorno a noi, alcuni vicini, altri lontani e misteriosi. Non serviva vedere nulla: bastava ascoltare. Addormentarsi nel cuore della savana accompagnati dai suoi suoni è stata pura magia.
Accanto a John, Alex, impeccabile alla guida della jeep. Con maestria, prudenza e sicurezza ci ha condotti anche sui percorsi più impegnativi. Ricorderemo il suo ottimo inglese, la sua gentilezza e soprattutto la sua originalissima suoneria del cellulare: il verso dell'upupa!
John e Alex sono stati una squadra perfetta: professionali senza essere distaccati, presenti senza essere invadenti. Con loro non ci siamo sentiti semplicemente turisti accompagnati da una guida e da un autista, ma persone accolte e accompagnate alla scoperta della Tanzania.
Perché un safari non è soltanto ciò che riesci a fotografare. È ciò che osservi in silenzio, ciò che ascolti nel buio di una tenda e, soprattutto, le persone con cui hai avuto la fortuna di condividerlo.
E quando ripenseremo a questi giorni sentiremo ancora John domandarci:
«Tutto bene, ragazzi?»
Sì, John. Tutto benissimo.
Asante sana a te e ad Alex. Avete reso indimenticabile il nostro viaggio nel cuore della Tanzania.